Lucilla Candeloro

Le sue opere sono reinterpretazioni di foto scattate durante le lunghe passeggiate tra i boschi e le montagne abruzzesi. Schizzi veloci, come solo il disegno permette, che le servono per capire il mondo.

Lucilla Candeloro spiega così, in un'intervista a firma di Francesco Cestari sul sito del Cai, la sua predilezione per il disegno.

Uno schizzo di Lucilla Candeloro della serie Studi, 2025 realizzato a carboncino su carta
Uno schizzo di Lucilla Candeloro della serie Studi, 2025 realizzato a carboncino su carta

Nata a Lanciano, in provincia di Chieti, nel 1978, Candeloro ha approfondito lo studio e l'amore per il disegno all'Università di Berlino dopo il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

In seguito lavorato come docente di Disegno e Storia dell’Arte negli Istituti Superiori e ha collaborato con le Accademie di Belle Arti dell’Aquila, Firenze, Perugia e Verona.

Striscia di Gaza, particolare dell'opera del 2009, un disegno a matita su carta alto un metro e mezzo e lungo 10
Striscia di Gaza, opera del 2009, un disegno a matita su carta alto un metro e mezzo e lungo 10

Nei primi anni anni la sua ricerca si è focalizzata soprattutto sul tema del ritratto, sviluppato in disegni di grandi dimensioni con la tecnica del carboncino o della grafite su carta.

Un modo di operare che comunque esplorava anche i temi del paesaggio e soprattutto del bosco. Negli ultimi anni il tema della natura è diventato sempre più presente.

Montagna, tecnica mista su carta, una delle opere di Lucilla Candeloro
Montagna, tecnica mista su carta, una delle opere di Lucilla Candeloro

Prima nelle opere realizzate con tecniche miste tradizionali, ma sempre su carta, poi iniziando a inglobare nella pittura sabbia, linfa e argilla.

Di recente indaga l'idea della fragilità attraverso carte sfrangiate che sembrano quasi sospese, come fossero una pelle.

Una delle opere di Lucilla Candeloro esposta nella mostra Come diamanti a cura di Simone Marsibilio
Una delle opere dalle texture organiche di Lucilla Candeloro esposta nella mostra Come diamanti a cura di Simone Marsibilio

"Dobbiamo ricordarci - dice - che non c’è solo la fragilità della natura, ma anche quella dell’uomo, che va di pari passo".

Una delle opere di Lucilla Candeloro esposte nella mostra Wildnis all'Aquila, foto di Ela Bialkowska, OKNO studio
Una delle opere di Lucilla Candeloro esposte nella mostra Wildnis all'Aquila,
foto di Ela Bialkowska, OKNO studio

"Nella natura ci si perde per poi ritrovarsi - si legge nell'intervista sul sito del Cai - . Non in senso negativo, anzi".

E aggiunge: "Penso che la natura vada contemplata come un’opera d’arte ed è così che davanti a essa ci si può pacificare. È un modo per rendersi conto che facciamo parte di un universo molto più grande e ritrovare la giusta umiltà che l'uomo dovrebbe avere di fronte al mondo".

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