Le sue opere sono reinterpretazioni di foto scattate durante le lunghe passeggiate tra i boschi e le montagne abruzzesi. Schizzi veloci, come solo il disegno permette, che le servono per capire il mondo.
Lucilla Candeloro spiega così, in un'intervista a firma di Francesco Cestari sul sito del Cai, la sua predilezione per il disegno.

Nata a Lanciano, in provincia di Chieti, nel 1978, Candeloro ha approfondito lo studio e l'amore per il disegno all'Università di Berlino dopo il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
In seguito lavorato come docente di Disegno e Storia dell’Arte negli Istituti Superiori e ha collaborato con le Accademie di Belle Arti dell’Aquila, Firenze, Perugia e Verona.

Nei primi anni anni la sua ricerca si è focalizzata soprattutto sul tema del ritratto, sviluppato in disegni di grandi dimensioni con la tecnica del carboncino o della grafite su carta.
Un modo di operare che comunque esplorava anche i temi del paesaggio e soprattutto del bosco. Negli ultimi anni il tema della natura è diventato sempre più presente.

Prima nelle opere realizzate con tecniche miste tradizionali, ma sempre su carta, poi iniziando a inglobare nella pittura sabbia, linfa e argilla.
Di recente indaga l'idea della fragilità attraverso carte sfrangiate che sembrano quasi sospese, come fossero una pelle.

"Dobbiamo ricordarci - dice - che non c’è solo la fragilità della natura, ma anche quella dell’uomo, che va di pari passo".

foto di Ela Bialkowska, OKNO studio
"Nella natura ci si perde per poi ritrovarsi - si legge nell'intervista sul sito del Cai - . Non in senso negativo, anzi".
E aggiunge: "Penso che la natura vada contemplata come un’opera d’arte ed è così che davanti a essa ci si può pacificare. È un modo per rendersi conto che facciamo parte di un universo molto più grande e ritrovare la giusta umiltà che l'uomo dovrebbe avere di fronte al mondo".
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